Raccolta di viaggi, esperienze e scritti dei Reami Dimenticati, visti dagli occhi di Garret Moonwhisper
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Durante alcune ricerche, venni a conoscenza di un luogo particolare, che attirerebbe molti cercatori di tesori e avventurieri; tale luogo, il Lago Tirulag, è ubicato in una terra affascinante quanto pericolosa: il Rashemen.

Questo corpo d’acqua si trova al centro della parte più popolata del Rashemen, nel mezzo dei corsi d’acqua principali della nazione. L’acqua è fredda e colma di trote, gamberi, e altre creature appetitose, che forniscono cibo e commercio per un gran numero di Rashemi. I commercianti che raccolgono i frutti del lago utilizzano barche e navi tipiche del Rashemen, e si tengono sempre alla larga dalle Barche Stregate, soprattutto quelle vuote manovrate dalla magia, impegnate in missioni segrete per le Hatran, le Streghe di quella terra.
Il Lago Tirulag non è mortalmente gelido come l’Ashane, e Rashemi coraggiosi o scavezzacollo utilizzano il lago per dimostrare la loro robustezza e resistenza in gare bizzarre.
Si spogliano e nuotano, e vince chi rimane in acqua più a lungo. A volte i concorrenti muoiono, ma di solito il risultato peggiore è una pelle bluastra per un po’ di tempo. Queste gare sono seguite da banchetti e bevute in logge ben riscaldate per tutta la notte.
Ma ecco la parte che a molti sembrerà più interessante.
Si dice che in fondo al lago giacciano grandi tesori, anche se la loro fonte ha molte spiegazioni. Alcuni dicono che siano i tesori sottratti a chi è stato folle abbastanza ad attaccare le Streghe; altri credono che è il tesoro segreto di un mago Nar impazzito; altri ancora ritengono che sia il dono degli spiriti della regione per chiunque sia abbastanza coraggioso per prenderlo. Il tesoro esiste ancora poiché la posizione esatta è sconosciuta, e una creatura conosciuta come Il Drago di Ghiaccio lo custodisce. Nessuno conosce la sua vera natura, ma si tratta probabilmente di un drago bianco acquatico mutante con scaglie del color del ghiaccio che lo rendono praticamente impossibile da vedere senza la magia. Degli strani blocchi di ghiaccio emergono in superficie saltuariamente, solitamente con un povero straniero morto congelato all’interno, vittima del respiro del drago. Alcuni sostengono che la creatura sia sotto il controllo delle Hatran, altri no, ma perlomeno riconosce il loro potere e lascia in pace i Rashemi.
Comunque sia, il fondo del lago deve custodire una gran quantità di tesori dimenticati, anche se nessuno, finora, pare sia riuscito a raggiungerli.
V’è una leggenda riguardante il Luiren e gli halfling che lo popolano; l’appresi a Shadowdale, durante un’allegra serata al Vecchio Teschio, da un vecchio hin, un viaggiatore.
Con il suo permesso, riporto tale storia, permettendo a tutti i lettori di sapere qualcosa di più sul Popolo Piccolo.
Prima della caduta di Myth Drannor, quando il Bosco si Lluir ricopriva tutta la terra che ora comprende il Luiren e l’Estagund, il Popolo Piccolo giunse nel Faerûn.
All’inizio vivevano sulle coste del Golfo di Luiren, mentre gli ogre dominavano i boschi. Queste creature terribili e crudeli tormentavano costantemente il Popolo Piccolo, che pregava di essere liberato da questo tormento.
Un giorno un halfling di nome Kaldair Swiftfoot si imbatté nell’avatar della divinità degli ogre, Vaprak il Distruttore.
L’halfling prese a sbeffeggiare Vaprak e alla fine lo sfidò a catturarlo, se ci riusciva. Infuriato, Vaprak inseguì l’halfling per dieci giorni e dieci notti, ma non riuscì mai ad afferrare l’irritante creaturina.
Alla fine Vaprak crollò a terra esausto e Kaldair gli si avvicinò.
“Non puoi sconfiggermi in uno scontro di agilità, e non credo che tu possa sconfiggermi nemmeno in una prova di forza.” disse.
Vaprak ringhiò per quell’ insulto e acconsentì subito a cimentarsi.
“Vediamo chi riesce a sradicare un albero senza strappare le sue radici.” suggerì Kaldair. “Se vinci tu, gli hin si ritireranno sulle montagne a nord della foresta, e gli ogre potranno avere i boschi tutti per loro. Ma se vinco io, gli ogre dovranno vivere sulle montagne, lasciando la foresta al popolo Piccolo.”

Vaprak accettò e afferrò immediatamente l’albero più vicino. Lo sradicò con facilità dal terreno, ma molte delle sue radici vennero strappate. L’avatar della divinità degli ogre provò ancora, ma riuscì soltanto a danneggiare l’albero.
Alla fine, dopo che Vaprak ebbe provato e fallito con molti grandi alberi, fu il turno di Kaldair. L’halfling si diresse verso un minuscolo germoglio e lo rimosse con delicatezza, estraendo la sua unica radice dal terreno senza danneggiarla.
Vaprak tremò e ruggì di rabbia, ma dovette ammettere che era stato battuto. In quel momento, Kaldair rivelò la sua vera identità: Brandobaris, il Furfante Irreprensibile.
“Non puoi battermi in uno scontro di agilità, e non puoi vincere nemmeno in una tenzone di intelligenza.” lo derise la divinità degli hin. “Ora tu e la tua razza dovete lasciare i boschi, andare sulle montagne e non disturbare mai più il Popolo Piccolo.”.
Vaprak ruggì, squarciò e sradicò alberi, ma era stato battuto onestamente. E così radunò il popolo degli ogre e li condusse sulle Montagne del Rospo Accucciato, dove vivono ancora oggi.
L’anno 1376, l’Anno delle Lame Ricurve, è ricordato per un importante evento, che ha colpito le Terre Centrali. Un imponente armata di orchi, guidata da un potente re, è infatti discesa dal Nord per minacciare la pace degli abitanti delle Valli e del Cormyr.
Tratterò di tale avvenimento, raccontandone fatti e accadimenti, cercando di narrare il coraggio e l’audacia di coloro che permisero alle terre civilizzate di restare libere.
L’ ARMATA DI RE OBOULD
“Ricordo che tutto iniziò in inverno; in poco tempo
Ion Solostaron
Era il mese di Nightal, quando iniziarono i primi avvistamenti.
Re Obould Moltefrecce, capace condottiero orchesco, era inspiegabilmente riuscito a riunire sotto la sua bandiera un imponente esercito di orchi di montagna, le cui file si ampliarono continuamente, durante i primi giorni dell’ avanzata. Tale venuta, partita dalle montagne delle Marche d’ Argento, si diresse verso sud-est, attraversando l’intero deserto dell’Anauroch sfruttando
Ivi stanziati, gli orchi cominciarono ad innalzare barricate e protezioni, allarmando l’intera popolazione delle Valli, soprattutto Shadowdale, la prima che si incontra proseguendo per
Le armate che occupavano la via che attraversa il deserto resistettero a tutti i tentativi di attacco; alcuni barbari del Nord, Uthgardt, tentarono di diminuirne il numero, mentre alcuni prodi avventurieri tentavano di bloccare l’avanzata verso le Valli.
Ion Solostaron, uno di questi, ricorda come con Belnor Silveraxe, Patriarca di Moradin, e con Dahaka Scudodorato, generale di Cittadella Adbar, tentarono per ben tre volte di infrangere alcune linee più avanzate di tale armata, con esiti negativi, nonostante il coraggio di tali avventurieri.
Gli orchi avanzarono ancora, cominciando a stringere le Valli in una tremenda morsa, e spingendo le proprie mire verso sud, verso le libere terre del Cormyr. La questione si complicò quando alcune armate provenienti da Zhentil Keep si unirono agli accampamenti degli orchi, garantendo ordine, sicurezza e disciplina;
Le piccole battaglie proseguirono per alcuni giorni, dove impavidi avventurieri e volontari cercavano di colpire con rapidi attacchi l’enorme armata, che risentiva ben poco di questi rapidi assalti. Nel frattempo però, un gruppo di avventurieri, riuscì a scoprire qualcosa che determinò l’esito dell’intero scontro.
Taria, una famosa avventuriera mezzelfa, Horeness Herald, un elfo sacerdote di Oghma, e Buck, uno scaltro halfling, riuscirono infatti a penetrare in un accampamento di orchi all’ombra del Vecchio Teschio, il monte di Shadowdale, vicino alle rive del fiume Ashaba, dove scoprirono alcune mappe riguardanti degli scavi e obbiettivi verso
Riuscirono a catturare un orco e, grazie alla magia di Mia Herzog, un’elfa incantatrice, tentarono di ricavare qualche informazione, invano.
Nel frattempo, l’armata degli orchi aggirò
“Il nome di tali eroi rimarrà sempre nella storia”
Biim
I primi attacchi al forte, resistente baluardo in mano al Barone Biim in nome del Cormyr, risultarono blandi e poco preoccupanti: le guardie, i volontari e gli avventurieri che ne difendevano le mura, tra i quali
L’edificio era ancora in fase di costruzione, anche se mancava poco al termine dei lavori.
Biim sfruttò al meglio le difese del forte, organizzando arcieri, soldati e geniali macchina difensive, come il trabocco, congegno capace di far piombare rocce dall’alto e sbaragliare le file dell’esercito nemico.
La frequenza degli attacchi aumentò, lasciando i difensori senza un attimo di tregua, fio a giungere allo scontro decisivo.
“Una sera stavo parlando con una guardia, oltre le mura, quando arrivarono: una gigantesca creatura, una montagna verde di muscoli, capitanava centinaia di feroci e furenti orchi.”
Haytram Caeldric
Questo è ciò che ricorda il bardo di Waterdeep dell’assalto, addetto al corno durante la battaglia, segno di come molti volontari presero parte a tale avvenimento, uniti dalla volontà di proteggere le proprie terre.
Haytram rievoca quegli istanti come interminabili e tesi; una scossa di terrore attraversò le schiene degli arcieri che lui comandava, quando gli orchi giunsero.
In piena notte, infatti, l’orda si mosse. I soldati ricordano ancora l’immensa distesa di orchi che avanzava verso le mura, accompagnata da ringhi e tamburi, urla e canti tribali. Le prime fila dell’esercito cozzarono contro le difese del forte, con asce, lance e spade brandite con ferocia; gli arcieri, i soldati e i volontari del forte però resistettero ai primi assalti con caparbia, e gli orchi non parevano in grado di penetrare le mura; l’abilità stava avendo la meglio sul vantaggio numerico. L’esercito però era fornito anche di “truppe d’elite”; alcuni pericolosi troll infatti, che ingrandivano le file già immense degli orchi, caricarono con ferocia le mura, riuscendo ad abbatterle.
Le robuste difese cedettero, esplosero sotto i possenti colpi, e il forte pareva destinato a soccombere. L’interno del primo piano della Baronia venne distrutto, dilaniato; alcuni persero la vita, combattendo da eroi, mentre gli orchi sfondavano le porte e cominciavano ad entrare in profondità. Ma la preparazione e la determinazione dei difensori li aiutò a resistere e, con molta fatica, a respingere gli invasori.
“Prima linea, spadone alla mano, petto al nemico, come sempre. E un fratello, al mio fianco.”
Arkiell
Lance, archi e spade colpivano senza sosta gli ululanti orchi, ardimentosi combattenti lottavano per la propria libertà, ricacciando il nemico. Piano, uno spiraglio di speranza si aprì, quando i possenti troll vennero abbattuti; decisi a ricacciare fino in fondo l’esercito, i soldati colpirono con sempre più determinazione gli orchi, fino a scongiurare l’assalto, e a metterli in fuga. E’ importante ricordare l’interveto di importanti personalità di terre lontane, come Lady Luna ed altri di Waterdeep, ed il decisivo intervento dei coraggiosi Draghi Purpurei, che colsero gli orchi alle spalle, confermando ancora una volta la loro grande fama.
Le mura distrutte, corpi e armi ovunque, distruzione ad ogni sguardo; questo era il paesaggio che si presentava nei pochi istanti che seguirono la sconfitta degli orchi. Il tetro silenzio fu interrotto dalle grida d’esultanza dei vincitori, che festeggiavano per la formidabile resistenza; non importa se furono gli dei, l’unione dei soldati o cos’altro a portare gli orchi alla sconfitta; essenziale era il fatto che il Passo, e quindi il Cormyr, era oramai salvo.
Ho ritenuto importante riportare una testimonianza dello stesso Lord Biim:
“I giorni scorrevano inesorabilmente ed ogni passante che arrivava da nord est portava notizie sempre più allarmanti riguardo agli spostamenti dei pelleverde, la voce che gli orchi stessero attraversando il deserto per prenderci su due fronti mi portò ad accordarmi con la città di Baldur's Gate che detiene il possesso del passo che si affaccia sul deserto. Il patto era quello di cercare di tamponare il più possibile l'attacco del nemico che ormai stava avanzando inesorabilmente senza incontrare grandi resistenze da parte di quegli avventurieri che coraggiosamente compivano qualche imboscata ai pelleverde. Baldur's Gate eresse delle mura fortificate sul suo passo e così feci anche io, giusto in tempo prima dell'assalto finale. I lavori erano proseguiti giorno e notte inesorabili, senza sosta. Io stesso aiutavo scavando nella parete rocciosa per ricavarne massi per muratura o tagliando legname.
Infine tutto era pronto, bracieri per calderoni con olio bollente sul tetto della fortezza, una grande vasca piena d'acqua con secchi a portata di mano per spegnere incendi, cassette dislocate lungo la passerella della fortezza e sul tetto, nonchè all'interno per avere sempre approvvigionamenti di armi, munizioni, bende, pozioni e quant' altro. Eravamo pronti a resistere fino alla fine ma cedendo solo passo per passo. E ancora all'interno della fortezza avevo creato delle mura di legno cave e riempitele di rocce per ridurre al massimo il passo. Non più di due nemici alla volta si sarebbero potuti scontrare con i difensori, in questo modo il vantaggio della loro superiorità numerica veniva a scemare. Ho costruito un trabucco sulla torre della fortezza per scagliare macigni contro l'esercito nemico in modo da avere un arma che potesse scatenare terrore e morte tra le loro fila. Ed una grande pira fu creata nel punto più alto della montagna.

I tamburi degli orchi risuonarono e l'assalto fu lanciato, io venni fatto nascondere in un luogo al sicuro tra i monti e lascia il comando a Balinor dei Grifoni. Rocce vennero accatastate dietro al cancello prima dell'ondata orchesca, il passaggio era chiuso e avrebbero faticato per aprirsi un varco.
Poi la guerra scoppio, per giorni gli eroi si batterono coraggiosamente contro quel fiume di orchi, erano pochi ma ce la fecero. E per fortuna pochi dei nostri caddero. Quando mi vennero a tirar fuori vidi sangue e macerie ovunque, la fortezza era stata distrutta per almeno un terzo;
cadaveri di orchi giacevano ovunque a perdita d'occhio. I difensori, bendati e malconci gridavano e festeggiavano la vittoria.
E quel che ho apprezzato di più è stata la fraternità delle persone che nel momento del bisogno hanno saputo mettere da parte i loro diverbi, l'antico astio che le loro varie città hanno per le altre e tutto il resto. Un grande valore di cuori, braccia e menti che si sono uniti ed hanno lottato fianco a fianco per la salvezza di tutti e per il futuro di tutti noi.”
Contemporaneamente, un’altra battaglia per la libertà si stava svolgendo, poco più a nord.
IL FORTE DEI FALCHI D’ARGENTO
“Eravamo sul filo di un rasoio, ma la nostra fede ci ha salvati.”
Arael Lexlegis
L’altro principale fronte dell’esercito orchesco, si era stanziato sulla Strada Nera, la via che attraversa il deserto dell’Anauroch, e permette il collegamento tra le Marche d’Argento e il Mare della Luna.
L’alleanza tra Re Obould e Zhentil Keep preoccupava non poco i difensori delle terre civilizzate.
Un gruppo di cavalieri, lasciò la sede dell’Ordine del Falco, intenzionata a trattare con gli orchi e a risolvere con la diplomazia, una situazione che, all’inizio dell’inverno, pareva destinata a cambiare in peggio. La loro cavalcata però si fermò di fronte ad un manipolo di esponenti della Nera Città; l’incontro degenerò e si trasformò in scontro; Ajantis Hengwareth, campione dell’Ordine del Falco, venne rapito.
In seguito il condottiero venne salvato e, sulle macerie di un accampamento orchesco distrutto, venne eretto il Forte dei Falchi d’Argento, una meraviglia difensiva, costruita sulle direttive del campione appena liberato.
L’alleanza tra
Ormai era deciso, solo lo scontro poteva risolvere l’intera faccenda.
I giorni trascorrevano carichi di tensione, avventurieri erano pronti difendere anche quel fronte. I cavalieri dell’Ordine del Falco e i mercenari dei Corvi d’Argento erano pronti a difendere fino in fondo quel forte, uno dei due ultimi baluardi tra le terre libere e l’enorme armata degli orchi. La prospettiva della sconfitta, seppur ricacciata con coraggio e cuor saldo, aleggiava nell’aria; le creature venute dal Nord avrebbero potuto controllare
L’attacco a forbice partì, feroce e distruttivo, stringendo il Forte della Baronia e il Forte dei Falchi d’Argento.
E anche nell’Anauroch giunse lo scontro.
L’indicibile ondata verde si riversò in direzione delle mura del forte, pronta a portare morte e distruzione; le creature si schiantarono sulla solida roccia, e piano riuscirono a sfondare le grate esterne. Subirono innumerevoli perdite però, grazie agli arcieri e agli incantatori appostai in alto sulle mura, e la gola si saturò dei corpi inermi degli orchi.
Un particolare ricordo di Arael Lexlegis, Guardiano dell’Ordine del Falco e servitore di Torm, rievoca in modo lampante l’atmosfera di quegli interminabili momenti:
“Se torno con la mente a quei momenti, riesco ancora a riviverli... gli ordini gridati nel vento, le spade impugnate saldamente, gli sguardi dei compagni che, da prima incerti, si trasformavano in sguardi fieri e sicuri, consapevoli del ruolo che dovevano svolgere, man mano la battaglia prendeva piede.
Eravamo un manipolo di paladini dell'Ordine del Falco ed un manipolo di mercenari dei Corvi d'Argento, ma quegli uomini, in quella stretta gola, in quel saldo forte, resistettero come avrebbe potuto fare un esercito.
Tuttavia... quando ripenso ancora alla battaglia, sento ancora dentro di me quel senso di inquietudine... quando le prime ondate erano terminate, c'era un grande silenzio, rotto solo dai tonfi di Troll giganteschi, che riuscirono ad arrivare fino alle grate del forte ed a strapparle, prima di cadere a terra trafitti dalle frecce. In quei momenti, solo la fede in Torm riusciva a risollevarmi, a farmi trovare di nuovo lo spirito combattivo e la lucidità necessarie per proseguire la battaglia.”
Cavalieri, mercenari ed avventurieri esultarono sulle mura del forte, quando oramai le poche creature rimaste battevano in ritirata, lasciando dietro di loro centinaia di cadaveri.
“Esercito di paladini se ne sono fregata di cosa per mesi e mesi. Poi loro ucciso quattro orchi e essere proclamati liberatori.”
Kurgas
Le due battaglie, avvenute nello stesso giorno, sancirono la vittoria dei difensori, e la sconfitta dell’esercito ochesco, oramai decimato. La voce della vittoria si diffuse in fretta nei Reami, e la popolazione delle Terre Centrali ritrovò la felicità e la serenità; potevano continuare a vivere liberi.
La guerra, l’armata, gli orchi però, nascondevano qualcosa di più.
TENTACOLI DAL SOTTOSUOLO
“Credevamo volessero attaccare casina, poi Tymora fece andare gli orchi verso
O forse avevano paura di me.”
Taria
Le mappe ritrovate da alcuni avventurieri, alle quali ho accennato qualche pagina fa, insospettirono
gli stessi, che decisero di agire.
La battaglia si preannunciava immensa e vicina, all’orizzonte oramai si stagliava l’inevitabile lotta, e le voci che giravano per le Valli non aiutavano di certo a spodestare la paura e far spazio al coraggio, nei cuori degli abitanti.. Alcuni però decisero di non far parte delle fila difensiva del Forte della Baronia o del Forte dei Falchi d’Argento.
Sospettando il coinvolgimento di elfi scuri, alcuni avventurieri ottennero il permesso da Mourngrym Amcathra, Signore di Shadowdale, di poter passare attraverso
Esplorando le buie vie del Sottosuolo, trovarono un’antica cittadella drow, disabitata però;
“Ci deve proprio accompagnare anche quel barilotto di un nano?”
Horeness Herald
In seguito, poco tempo prima della grande battaglia che stava per avvenire sui due fronti, Horeness Herald, Aran, Ledah Lynneth, Ajantis Hengwareth, Mia Herzog e Dahaka Scudodorato scesero nel sottosuolo attraverso gli scantinati del Forte dei Falchi d’Argento, per scoprire un reticolo di tunnel, in cui dovettero affrontare molte insidie e minacce del sottosuolo, affrontare mostri e aberrazioni spaventose, quali ragni enormi, Umber Hulk, elfi scuri e terrificanti uccellacci corazzati. La determinazione ad indagare e ad andare fino in fondo alla faccenda, aggiunta alla preoccupazione della battaglia che si stava compiendo sopra le loro teste, spinse gli impavidi a proseguire, a costo delle loro vite, fino a scoprire un intera comunità di Mind Flayer.
Lo scontro infervorò negli oscuri sotterranei, illuminati da potenti incanti e dal cozzare delle magiche
lame, che colpivano con determinazione e coraggio gli astuti nemici dalla testa di polipo, abbattendoli uno dopo l’altro. Voci malevoli e tentatrici li volevano assoggettare, farli combattere l’uno contro l’altro; superate tali difficoltà, il gruppo si ricompattò, e sconfisse le creature.
Giunsero a scontrarsi con il fulcro del villaggio, il cervello che comandava l’intero gruppo di Mind Flayer: la loro Mente Sovrana.
Sir Ajantis subì un temibile incanto, che lo aveva reso completamente incapace di comunicare; si limitava a restare immobile, con la spada impugno. Horeness però, sacerdote di Oghma, convogliò il potere curativo del suo dio sul cavaliere, e rimosse la temibile maledizione che lo stava affliggendo.
Alcuni Mind Flayer vennero messi in fuga, risalendo in superficie, e gli impavidi eroi non esitarono ad inseguirli.
Giunserò così, dritti nell’accampamento di Re Obould Moltefrecce.
Se interrogato a proposito, Dahaka Scudodorato, Generale di Cittadella Adbar, ricorda bene quegli istanti:
"Uhm uhm... la sotto dici eh... beh uhm se non era per me si sarebbero persi direi... mai scendere per dei cunicoli con degli orecchie a punta uhm. Quelli non sanno muoversi li sotto, te lo dico io eh. Comunque... grande battaglia, parola di Dahaka, devo ammettere che quell'Ajantis sa come si combatte... certo eh se non era per la mia ascia uhm dubito saremmo usciti vivi da li, quei dannati cosi avevano un non so chè di ipnotico... pensa che uno di quei cani ci stava scappando e invece ci ha aiutato a trovare la strada per tornare in superficie. Sai dove ci ha portati eh? Dritto dritto da quel muso di porco. Se non era per Ajantis giuro che era carne morta, per la barba di Moradin, carne morta ti dico uhm. Ma a detta di quel paladino bisognava lasciarlo andare essendosi scusato a suo modo... era da fermare eh per me quel bastardo, ma ho giurato aiuto ad Ajantis e ho lasciato perdere... bah è finita che quei cosi li abbiamo uccisi e gli orchi se ne sono andati aprendoci un passaggio tra le loro fila bah.”
Niente di più evidente, oramai; il controllo mentale dei Mind Flayer sugli orchi si era palesato agli occhi degli avventurieri, che lo negarono nel momento in cui sterminarono il gruppo nel sottosuolo.
La disciplina, la tattica, l’asservimento completo delle creature venute dal Nord verso Obould, era controllato dai succhiacervelli, che dal sottosuolo manovravano con abili dita i fili di tutto quello spettacolo. Grazie a quegli eroi però, tale minaccia fu sventata, così come quella che si potrebbe immaginare, nel caso gli orchi avessero conquistato i due forti.
“La gente delle Valli non è mai da sottovalutare, lo avranno capito quei dannati musodiporco! Ora la vita è tornata tranquilla, e i miei campi sono di nuovo fertili e rigogliosi. Ci penseranno due volte prima di tornare.”
Johan
Re Obould Moltefrecce accettò la sconfitta, ammise di essere stato a sua volta ingannato, e decise di fare ritorno verso Nord, verso la sua dimora. Grazie a Sir Ajantis, la faccenda si risolse diplomaticamente, senza altri scontri tra gli orchi e i difensori, e l’esercito, ciò che ne restava, ebbe l’opportunità di andarsene senza pericolo alcuno.
Il grande Re oschesco, l’immenso esercito, e la minaccia alla libertà dei liberi abitanti, fu sventata in modo impeccabile, da valorosi combattenti e audaci volontari, avventurieri più e meno sconosciuti, contadini e semplici viandanti.
Ora, a distanza di un anno, la vita nelle Valli e nel Cormyr trascorre in tranquillità; l’orda venuta dal nord è un brutto ricordo, una storia che lo stesso Johan racconta ai suoi bambini per farli dormire, un racconto che nelle locande viene ripetuto allo sfinimento, ogni volta arricchito da nuovi fantomatici eroi, vicende e conclusioni.
Quello che mi sono apprestato a narrare è la presunta vera storia, creata attraverso racconti, chiacchierate in locanda e ricerche, di una battaglia per la libertà, dell’unione inspiegabile che a volte si crea tra le varie razze ed i vari popoli che calcano i Reami.
“Mentre cambiavamo i turni c’erano alcuni halfling tra le guardie che si divertivano a giocare a nascondino dentro la fortezza, mentre fuori c’erano urla e grida di battaglia. Per qualche minuto mi unii ai piccoletti; le altre guardie però non li guardavano bene però, era un gruppo sorridente in mezzo alla battaglia.
Nonostante questo, continuammo; era un modo per estraniarsi da quello scenario incredibile.”
Haytram Caeldric
Vanno i miei più sentiti ringraziamenti a Ion, Haytram, Kurgas, Arkiell, Biim, Arael, Taria, Dahaka,Horeness, Johan.
“Aspetta, aspetta, fammi capire…dei nani che vivono tra i ghiacci, ancora più a nord di quelli degli Scudi?”
Dei nani artici, si sa ben poco. D’altronde, i membri di questa misteriosa sottorazza nanica, non si spostano mai dalle loro dimore glaciali, e sempre meno esploratori si arrischiano così a nord.
Le informazioni di cui sono in possesso sono il frutto di una ricerca, spinta solo da curiosità, che feci molti anni addietro alla Volta dei Saggi, la famosa biblioteca di Silverymoon, nonché di dicerie e storie raccolte tra la stessa Gemma del Nord e Everlund.
Una coppia di avventurieri, un robusto mezz’orco e un giovane arciere di Deadsnow, mi raccontarono una volta, in cambio di qualche birra, d’essersi spinti molto a nord rispetto alle propaggini più settentrionali del Grande Mare di Sabbia, l’Anauroch. Questa zona, caratterizzata dalla presenza di grandi rocce dalle forme suggestive, e dalla leggera brina che le ricopre poco prima dell’arrivo dell’ inverno, si trasforma lentamente in quello che è conosciuto come Il Grande Ghiacciaio. E’ proprio qui che Dhaug e Nheltyn incontrarono alcuni esponenti della misteriosa razza; ed è proprio qui che, ben nascosti, si crede vivano i nani artici.
Premetto che la descrizione fatta dai due esploratori era accompagnata dalla settima, forse l’ottava, birra, ma in molti punti corrisponde a quella reperita nella grande biblioteca di Silverymoon.
I nani artici si presentano come piccole e larghe caricature dei nani a noi più conosciuti. Non superano il metro d’altezza, ed è la stessa misura della loro larghezza. Hanno pelle molto pallida, quasi bianca, e capelli del medesimo colore, con sfumature bluastre. Le loro gote sono rossastre, e si dice che adorino così tanto crogiolarsi al sole al punto di scottarsi spesso. La cosa che più colpì i due viaggiatori, che ne incontrarono due, fu il loro abbigliamento: dei semplici pantaloni, ricavati dalla pelliccia di un orso bianco, una lancia in mano; nient’altro. La loro sorpresa scomparve, quando spiegai che questi nani sono in grado di vivere nella neve, nel giaccio, senza subire il benché minimo danno.
L’incontro di Dhaug e Nheltyn non durò molto: fecero in tempo a scorgere due nani, a vederli ridere, e a fuggire tra la neve saltellando allegramente.
Da quello che si può reperire nelle biblioteche, si sa per certo che i nani artici passano la loro vita divertendosi il più possibile. Le risate, la compagnia, i giochi e qualsiasi altra forma di divertimento, sono “il fuoco” che scorre nelle loro gelide vene, ed ognuno di loro si impegna a fondo perché sia così. Questo non significa che non caccino, non lavorino, tutt’altro: sono ottimi cacciatori d’orsi, nonché sublimi artigiani, e creano spesso notevoli lavori intagliando il ghiaccio. Le loro abitazioni sono costruite nel ghiaccio o nella roccia ghiacciata, i villaggi solitamente non sono molto estesi, e pare che l’autorità in qualche modo sia in mano all’anziano del più grande clan, o forse ad un assemblea rappresentata da un esponente per ogni famiglia nanica. Le informazioni riguardo quest’aspetto sono frammentarie, il risultato di supposizioni e voci; nessuno pare è mai penetrato in uno dei loro villaggi, per stringere amicizia con i, a quanto pare, simpatici nani artici.
E’ pensiero comune, sia tra gli avventurieri che tra i saggi, credere che essi siano in possesso di molti segreti, nonché di antichi tesori. Probabilmente, infatti, qualche antico manufatto Netherese è custodito nei loro villaggi, oltre a tutti gli oggetti che raccolgono dalle dita congelate di avventurieri che hanno sottovalutato i pericoli del freddo, o delle altre creature che popolano i Grandi Ghiacciai quali draghi bianchi e giganti del gelo.
Chiunque riesca a spingersi così a nord, ad evitare i molti pericoli, ed a fare amicizia con i nani artici sicuramente, augurandogli un buon viaggio, non tornerebbe a mani vuote.
Garret Moonwhisper